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NARRATIVA

SIGNORI DELLA CORTE SIAMO TUTTI COLPEVOLI! pag. 162 NewCondition 14.00
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SIGNORI DELLA CORTE SIAMO TUTTI COLPEVOLI! Formato 15x21 NewCondition 14.00
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Avvocati… Cosa ne sappiamo del loro mondo “sacro e maledetto”… Spesso ci
facciamo delle idee che poi diventano pregiudizi. Non sempre si trovano
a difendere la parte “giusta”; noi dal lato opposto della barricata,
non sempre ne comprendiamo l’essenza. Ho avuto il piacere di avere un
grande amico, un amico avvocato. Conosco la sua umanità, la sua
simpatia, ma leggendo il suo “diario di viaggio” ho avuto la possibilità
di scoprire il mondo che vive e che lo vive, la sua anima vestita con
la toga. Quando ho letto il momento della vestizione, la passione con la
quale lentamente scivola sulle spalle e sul corpo, mi ha portato a
visitare i numerosi palazzi fatti di corridoi immensi, di soste e corse.
Tra sorrisi e commozione, ho avuto l’opportunità di calarmi ancor di
più nella sua professione fatta di incognite, notti insonni, con il
fiato sospeso e ore interminabili ad attendere l’esito di una causa.
Gli aneddoti, le storie vissute qui narrate, seppure mostrano e sembrano
momenti di ilarità trattenuta innocentemente, hanno portato alla luce
aspetti di una sensibilità sconosciuta. L’avvocato costruttore di cause,
arringhe, difese con voce imperante, con aulica
eloquentia,
nata e offerta dagli atenei del diritto romano, si è reso umile e nobile
nei cospetti della differente specie umana. Anima camaleontica e
fortemente empatica, ironica, mai scostante e cinica. Il tessuto
sociale, descritto da un esperto forense, diventa non solo una
narrazione, ma uno studio antropologico. Non c’è una modalità oppure un
uso improprio e speculativo del disagio di un cliente, dell’
ego
esageratamente urlato di colleghi “Principi del Foro”.   Tutto diventa
un’osservazione oggettiva e soggetti-va di un “Teatro Reale”, vissuto,
che si ostina a non riconoscere la parola rispetto e amore per il
prossimo. Il titolo della raccolta
“Signori della Corte, siamo colpevoli!”
lascia il lettore per un attimo smarrito: come può un avvocato
dichiarare colpevoli anche i “Signori della Corte’”? Lo stesso
personaggio raffigurato in copertina si fa notare con uno sguardo
curioso: perché la toga? Perché sotto la toga un uomo malconcio
nell’abbigliamento? Ebbene, avendo io assistito alla stesura del libro,
con Angelo ho avuto modo di discutere più volte su come rap-presentare
questa raccolta e, come spesso accade alla fine di un lavoro, si fa il
resoconto riflettendo sul vissuto passato e presente. Ne è venuto fuori
che non sempre il proteggere, il farsi promotore della legalità, il
capire l’umanità del mondo che ci circonda sia garante di “benessere”.
Spesso ci si trova a combattere contro un muro di gomma che ci respinge
nei principi e nei valori, come se tutto ciò in cui abbiamo creduto ci
rifiutasse. È come un
boomerang di ritorno che ci colpisce disilludendoci. Alcuni episodi (del tipo in cui un avvocato della controparte chiede al teste “Lei ha visto l’auto attingere da tergo l’ape?”)
colpiscono in modo particolare e nel ridere, ci si rende conto di come a
volte la “saccenza latinista” di alcuni personaggi forensi voglia
mettere in risalto il disagio e la semplicità di una persona comune,
mettendola in ridicolo e facendola diventare il “giullare” del processo.
Ribaltando la situazione, ci si può trovare di fronte alla smisurata
superbia del cliente “ignorante” imbrigliato nella rete della giustizia,
che pretende di voler superare le conoscenze professionali
dell’avvocato. Molto triste è quando le persone con le quali si
condivide la quotidianità (quali amici o parenti), non apprezzando la
professione svolta, pretendono di usufruire gratuitamente di consigli e
favori legali Così come purtroppo, spesso, non si ha il piacere di avere
come interlocutori Magistrati di Calibro. Leggendo questa raccolta,
scritta con il desiderio di regalare un sorriso, non si può evitare di
riflettere sui tanti spaccati di questa società che, seppure in continua
evoluzione, mette in rilievo alcune azioni, diversi concetti
abbarbicati a un tradizionalismo oscuro e alquanto patetico. È una bella
passeggiata nel profondo di chi sotto la toga non ha solo un’anima di
legge, ma quella di un poeta innamorato della vita, un sognatore che si
rifiuta di vivere in una gabbia di qualunquismo e utopia, che a tutti i
costi cerca di creare una simbiosi tra il suo “sentire la vita” e le
persone che ne fanno parte. Il rapporto con Zia Rosetta, per esempio,
esplicita come Angelo sia legato alla sua terra, alle tradizioni, pur
scoprendo il mondo in tutte le sue sfaccettature. Il libro è
piacevolissimo da leggere, un viaggio che arricchisce e regala anche
momenti di dolce e profonda poesia.                
                                    Prof. Velia Martucci




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Monetti Editore promuove la cultura dando voce ad autrici e autori che esplorano le profondità dell'animo umano e le complessità del nostro tempo, offrendo uno spazio editoriale a nuove idee, emozioni e riflessioni sociali.

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LIBRO DELLA SETTIMANA

NARCISO  IL TORMENTO DELL’ANIMA

 

di PATRIZIA MARIA MACARIO

Esistono libri che si leggono. Esistono libri che si studiano. E poi esistono quei rari libri che, pagina dopo pagina, ti attraversano. Ti entrano nelle ossa, si insinuano nei silenzi che credevi di aver dimenticato e, senza clamore, ti restituiscono una verità che forse avevi smesso di cercare.

Narciso. Il tormento dell’anima è uno di questi.

Ho tra le mani un’opera che non teme di guardare il male negli occhi, e lo fa con la precisione chirurgica di chi il male lo ha subito, analizzato, smontato pezzo dopo pezzo per poterne infine parlare senza essere più posseduta. Non è un trattato di psicologia, sebbene la lucidità analitica ne percorra ogni pagina. Non è una memoria intima, sebbene la voce che lo abita sia così autentica da sembrare, a tratti, un monologo interiore che il lettore fa proprio senza accorgersene. È piuttosto un’opera di frontiera: il racconto di una sopravvivenza che diventa, con pazienza artigianale, strumento di conoscenza.

L’autrice compie un’operazione letteraria e umana insieme. Ci conduce dentro il meccanismo perfetto e perverso del narcisismo patologico – la maschera di affabilità, il corteggiamento come trappola, la lenta e inesorabile riscrittura della realtà – ma non si limita a descrivere il carnefice. Il suo sguardo, e qui sta la cifra più alta di questa scrittura, si posa con altrettanta onestà sulla vittima. Su di sé. Sulla parte di sé che ha scambiato la dipendenza per amore, la paura per passione, l’annullamento per dedizione.

Leggendo, ho pensato a quanto sia difficile raccontare il dolore senza autocommiserazione, e quanto sia ancora più difficile farlo con la chiarezza di chi ha dovuto attraversare il buio più volte prima di imparare a riconoscerne i segnali d’ingresso. Questo libro è il frutto di quel lungo apprendistato. Non c’è ingenuità in queste pagine, e non c’è nemmeno cinismo. C’è la sapienza amara e dolcissima di chi ha smesso di chiedersi “perché a me” per cominciare a chiedersi “cosa posso imparare perché non accada più”.

E poi, a un certo punto, accade qualcosa di inaspettato. La scrittura cambia registro. Il respiro si allarga. Dopo il racconto del tormento, dopo la cronaca minuziosa delle relazioni che consumano, emerge una figura nuova: la Nemesi.

Non la dea della vendetta, badiamo bene. Non c’è, in queste pagine, il facile conforto della rivalsa. La Nemesi che nasce dal silenzio e dalla pratica paziente di sé è altra cosa. È la donna che ha smesso di attendere salvezza perché ha imparato a essere, lei stessa, la propria salvezza. È la voce che non chiede più, non supplica più, non si dissolve più nell’altro perché ha ricomposto, frammento dopo frammento, il proprio centro.

Da scrittore, sono rimasto colpito dalla struttura stessa del libro, che procede per cerchi concentrici: ogni capitolo sembra riportare la protagonista allo stesso punto di partenza, ma ogni volta con una consapevolezza più alta. È una forma che ricorda il percorso terapeutico più autentico, quello che non procede in linea retta ma a spirale, dove ogni ritorno al dolore è in realtà un superamento. E la scrittura si fa specchio fedele di questo movimento: intensa, sincera, capace di reggere il peso della ripetizione senza mai cadere nella retorica.

C’è un passaggio, in particolare, che mi ha fermato. L’autrice scrive: “Mi ero convinta che amarlo significasse sopportare, giustificare, restare. E in questo inganno sottile avevo scambiato la sottomissione per dedizione, la paura per passione, il dolore per profondità.”

Queste parole sono il cuore di ogni relazione tossica. E metterle sulla pagina con questa nudità, senza schermi, senza l’alibi della letteratura, è un atto di coraggio che merita il massimo rispetto. Perché non si scrive così senza aver pagato un prezzo. Non si scrive così senza aver toccato il fondo e aver deciso, comunque, di risalire.

Ma questo libro non è solo per chi ha vissuto l’inferno del narcisismo patologico. È per chiunque abbia amato qualcuno che non sapeva amare. Per chi si sia mai chiesto, in una relazione, se fosse giusto sentirsi così poco. Per chi abbia scambiato il dolore per intensità e la sofferenza per prova d’amore. E, credo, anche per gli uomini che non hanno mai avuto il coraggio di guardare in faccia il meccanismo di cui sono stati, talvolta inconsapevolmente, artefici.

L’autrice non offre ricette. Non promette guarigioni facili. Non si erge a maestra di nulla se non della propria esperienza, attraversata con una tenacia e una lucidità che fanno di questo libro non solo un atto letterario ma un gesto politico nel senso più alto: restituire linguaggio a ciò che tace, nome a ciò che confonde, forma a ciò che distrugge.

E poi, alla fine, dopo il viaggio nel buio, dopo le cadute e le risalite, dopo il diario e la solitudine e la faticosa ricostruzione di sé, c’è l’amore. Non l’amore che chiede, non quello che si annulla, non quello che si accontenta di briciole. Un amore diverso, conquistato, finalmente scevro dal bisogno. Un amore che può esistere solo dopo aver imparato, prima di tutto, ad amare se stessi.

“Oggi la parola che amo di più è ‘rispetto’”, scrive l’autrice nell’epilogo, “ed è più forte dell’amore, ed è ciò che dopo trent’anni mi tiene legata a colui che ho rispettato in nome dell’amore.”

Questa frase, così semplice e insieme così radicale, potrebbe essere la sintesi di tutto il libro. Perché il rispetto, a differenza dell’amore inteso come fusione, è una scelta consapevole. È un limite che si pone. È una dignità che non si calpesta. È la condizione, forse, per un amore che non distrugga più.

Non so se esista una guarigione totale dalle ferite che questo libro racconta. Ma so che esiste la trasformazione. E so che quando un’esperienza così intima e dolorosa viene lavorata fino a diventare scrittura, fino a diventare dono per gli altri, allora il male ha smesso di essere l’ultima parola.

Per questo Narciso. Il tormento dell’anima non è solo un libro. È un atto di giustizia poetica verso se stesse e verso tutte quelle che non hanno ancora trovato il modo di dire ciò che hanno vissuto. È una mappa per chi è ancora nel tunnel. È una carezza per chi ne è appena uscita, stordita dalla luce. Ed è, per chiunque lo legga, l’occasione rara di incontrare una verità che non giudica, non condanna, ma semplicemente – potentemente – riconosce.

Chiuderlo non è come chiudere un romanzo. È come uscire da una stanza in cui si è stati finalmente ascoltati. E portarsi dentro, per sempre, quella voce che dice: non sei stata tu a sbagliare. Sei stata tu a credere. E quel coraggio, oggi, è la tua forza più grande. L’Editore, Salvatore Monetti

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La Casa Editrice Monetti Editore si distingue per la sua costante e qualificata partecipazione a fiere del libro di grande prestigio, come il Salone Internazionale del Libro di Torino, la Frankfurter Buchmesse di Francoforte, il Festival del Libro di Napoli, Casa Sanremo Writers, "Libro Aperto” Festival della Letteratura - Baronissi (SA), consolidando così la propria presenza nel panorama editoriale nazionale e internazionale.

 

TRIONFO ASSOLUTO PER PINO SOZIO: È LUI IL VINCITORE DEL PRIMO POSTO A CASA SANREMO WRITERS 2026. 

La Monetti Editore celebra il suo CAMPIONE e lo strepitoso successo del tris d'oro: 

Francesca De Sio, Mary Mulazzani, Lucia Nardi.

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