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SAGGI

LA REPUBBLICA DI FELICITAS Pag. 414 NewCondition 15.00
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LA REPUBBLICA DI FELICITAS Formato 15x21 NewCondition 15.00
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Il titolo dell'opera ed il termine “FELICITAS”, mutuato dai pensatori
ellenistici che nel 200 A. C. avevano già detto tutto sull'uomo,
potrebbe trarre in inganno il lettore superficiale, forse dubbioso
sull'utilizzo dell'altro termine “REPUBBLICA” e pensare ad uno studio di
carattere filosofico sui comportamenti esistenziali per vivere alla
ricerca della felicità. Così non è. L'autore parte dalla Dichiarazione
d'indipendenza Americana con la citazione istitutiva in cui, per la
prima volta, viene riportato il principio fondatore di uno Stato, quale
“il diritto alla felicità”. Quindi parte con la considerazione iniziale
che l'Italia è un Paese da sempre in ritardo. L'autore esamina, con uno
stile veloce, attrattivo e per niente pesante, poiché fa riferimento
alla cronaca dei fatti accaduti a partire dalla Prima Repubblica, il che
rende partecipe il lettore stimolando i ricordi alla ricerca dei perché
ed al perseguimento della comprensione storica degli accadimenti
narrati con precisione temporale ed estrema competenza, comprensivi di
citazioni, di documenti e di dichiarazioni dei politici del tempo, ma
anche dei comportamenti degli alti burocrati di Stato che, come
testimonia l'ex Commissario ed economista Cottarelli, costituiscono una
casta impenetrabile, specializzata nella elaborazione di leggi ed
ordinanze poco comprensibili ed a volte contradditorie. L'autore, P.
Venturi, narra aneddoti di quando era fresco di studi e rodato al
contradditorio per la partecipazione alle varie specializzazioni
settoriali di carattere economico, ma anche dai vantaggi derivanti dal
confronto con i colleghi dei Master frequentati in un contesto di
giovani studiosi curiosi e competenti. Non da ultimo, va registrato
l'influsso del pensiero politico di I. Silone, a volte citato, come
esempio per l'incrollabile fede nella solidarietà e nella sua
articolazione politica, insieme al grande critico Nicola Chiaromonte.
L'autore interviene spesso con riflessioni personali e quando si spinge,
con entusiasmo su proposte di riforme esaustive sui problemi
analizzati, si premura di affermare che è idealista, ma non ingenuo. La
lettura è piacevole e per niente pesante o stucchevole e mai ripetitiva.
Attrattiva per la concatenazione di causa ed effetto e talmente
coinvolgente che, a volte, spiace interromperla perché spiega gli
accadimenti con le citazioni, documenti ed altro che anche a coloro che
hanno seguito la politica istituzionale o partitica, capita di scoprire
avvenimenti che per noia o stanchezza si sono lasciati scivolare
addosso. Capire i fatti, le sorprendenti concatenazioni, le attività dei
personaggi coinvolti nella storia della Repubblica, le cose dette e
quelle non dette, comprendere insomma è essenziale. La comprensione,
infatti, sembra essere il pregio maggiore di questo saggio, non con
supponenti pareri autoreferenziali, bensì con indubitabili documenti e
riferimenti. Una volta analizzati i problemi, l'autore parte alla fase
propositiva, disseminata qua e là lungo la scrittura con riflessioni e
proposte confortate dall'analisi del contesto statuale di altri Paesi
fino a giungere alle proposte di modifica della Carta Costituzionale.
Sembrerebbe essere un atto di vanità se non fosse corredata da solide
argomentazioni e sorprendenti ipotesi di modifiche mutuate dalla
formazione culturale e politica dell'autore, ma anche, a volte, come
semplici adeguamenti allo svolgersi del tempo. Uno degli ultimi
argomenti trattati riguarda, a ragione, l'involuzione culturale degli
ideologismi, i problemi trattati con astratte
zza e senza
dirette possibilità di verifica, l'attività dei media e poi dei social,
il giustizialismo ed il giustificazionismo, l'ombra lunga del
berlusconismo e l'attività del pool di mani pulite ecc. Ma l'autore si
impegna anche nell'analisi del concetto di efficienza ed efficacia,
chiedendosi anche se è possibile applicarlo nell'ambito della politica.
Può dunque esistere un parallelismo tra concetti economici ed il
funzionamento della politica? Il parallelismo sembra improponibile come
spiega Peter Drucker nella sua appassionata disamina, seguita da un
celebre aforisma su efficienza ed efficacia. Dopo aver trattato fisco,
pensioni, welfare, tecnologie, ma anche concetti come solidarietà,
libertà, partecipazione e giustizia, l'autore si avvia alla concreta
proposta di una
Repubblica di felicitas proponendo soluzioni
efficaci ed attualizzando le proposte stringenti del PNRR. Il messaggio
ai giovani è la conclusione ideale di un percorso ideale. L'autore ha
usato spesso il Club Ignazio Silone di Marotta come contenitore di
dibattiti e come momento di confronti, a volte con interlocutori di alto
livello proprio al fine di divulgare le suddette proposte culturali.  


NICOLA MANES, presidente del Club I. Silone



  1.  

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Monetti Editore promuove la cultura dando voce ad autrici e autori che esplorano le profondità dell'animo umano e le complessità del nostro tempo, offrendo uno spazio editoriale a nuove idee, emozioni e riflessioni sociali.

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LIBRO DELLA SETTIMANA

NARCISO  IL TORMENTO DELL’ANIMA

 

di PATRIZIA MARIA MACARIO

Esistono libri che si leggono. Esistono libri che si studiano. E poi esistono quei rari libri che, pagina dopo pagina, ti attraversano. Ti entrano nelle ossa, si insinuano nei silenzi che credevi di aver dimenticato e, senza clamore, ti restituiscono una verità che forse avevi smesso di cercare.

Narciso. Il tormento dell’anima è uno di questi.

Ho tra le mani un’opera che non teme di guardare il male negli occhi, e lo fa con la precisione chirurgica di chi il male lo ha subito, analizzato, smontato pezzo dopo pezzo per poterne infine parlare senza essere più posseduta. Non è un trattato di psicologia, sebbene la lucidità analitica ne percorra ogni pagina. Non è una memoria intima, sebbene la voce che lo abita sia così autentica da sembrare, a tratti, un monologo interiore che il lettore fa proprio senza accorgersene. È piuttosto un’opera di frontiera: il racconto di una sopravvivenza che diventa, con pazienza artigianale, strumento di conoscenza.

L’autrice compie un’operazione letteraria e umana insieme. Ci conduce dentro il meccanismo perfetto e perverso del narcisismo patologico – la maschera di affabilità, il corteggiamento come trappola, la lenta e inesorabile riscrittura della realtà – ma non si limita a descrivere il carnefice. Il suo sguardo, e qui sta la cifra più alta di questa scrittura, si posa con altrettanta onestà sulla vittima. Su di sé. Sulla parte di sé che ha scambiato la dipendenza per amore, la paura per passione, l’annullamento per dedizione.

Leggendo, ho pensato a quanto sia difficile raccontare il dolore senza autocommiserazione, e quanto sia ancora più difficile farlo con la chiarezza di chi ha dovuto attraversare il buio più volte prima di imparare a riconoscerne i segnali d’ingresso. Questo libro è il frutto di quel lungo apprendistato. Non c’è ingenuità in queste pagine, e non c’è nemmeno cinismo. C’è la sapienza amara e dolcissima di chi ha smesso di chiedersi “perché a me” per cominciare a chiedersi “cosa posso imparare perché non accada più”.

E poi, a un certo punto, accade qualcosa di inaspettato. La scrittura cambia registro. Il respiro si allarga. Dopo il racconto del tormento, dopo la cronaca minuziosa delle relazioni che consumano, emerge una figura nuova: la Nemesi.

Non la dea della vendetta, badiamo bene. Non c’è, in queste pagine, il facile conforto della rivalsa. La Nemesi che nasce dal silenzio e dalla pratica paziente di sé è altra cosa. È la donna che ha smesso di attendere salvezza perché ha imparato a essere, lei stessa, la propria salvezza. È la voce che non chiede più, non supplica più, non si dissolve più nell’altro perché ha ricomposto, frammento dopo frammento, il proprio centro.

Da scrittore, sono rimasto colpito dalla struttura stessa del libro, che procede per cerchi concentrici: ogni capitolo sembra riportare la protagonista allo stesso punto di partenza, ma ogni volta con una consapevolezza più alta. È una forma che ricorda il percorso terapeutico più autentico, quello che non procede in linea retta ma a spirale, dove ogni ritorno al dolore è in realtà un superamento. E la scrittura si fa specchio fedele di questo movimento: intensa, sincera, capace di reggere il peso della ripetizione senza mai cadere nella retorica.

C’è un passaggio, in particolare, che mi ha fermato. L’autrice scrive: “Mi ero convinta che amarlo significasse sopportare, giustificare, restare. E in questo inganno sottile avevo scambiato la sottomissione per dedizione, la paura per passione, il dolore per profondità.”

Queste parole sono il cuore di ogni relazione tossica. E metterle sulla pagina con questa nudità, senza schermi, senza l’alibi della letteratura, è un atto di coraggio che merita il massimo rispetto. Perché non si scrive così senza aver pagato un prezzo. Non si scrive così senza aver toccato il fondo e aver deciso, comunque, di risalire.

Ma questo libro non è solo per chi ha vissuto l’inferno del narcisismo patologico. È per chiunque abbia amato qualcuno che non sapeva amare. Per chi si sia mai chiesto, in una relazione, se fosse giusto sentirsi così poco. Per chi abbia scambiato il dolore per intensità e la sofferenza per prova d’amore. E, credo, anche per gli uomini che non hanno mai avuto il coraggio di guardare in faccia il meccanismo di cui sono stati, talvolta inconsapevolmente, artefici.

L’autrice non offre ricette. Non promette guarigioni facili. Non si erge a maestra di nulla se non della propria esperienza, attraversata con una tenacia e una lucidità che fanno di questo libro non solo un atto letterario ma un gesto politico nel senso più alto: restituire linguaggio a ciò che tace, nome a ciò che confonde, forma a ciò che distrugge.

E poi, alla fine, dopo il viaggio nel buio, dopo le cadute e le risalite, dopo il diario e la solitudine e la faticosa ricostruzione di sé, c’è l’amore. Non l’amore che chiede, non quello che si annulla, non quello che si accontenta di briciole. Un amore diverso, conquistato, finalmente scevro dal bisogno. Un amore che può esistere solo dopo aver imparato, prima di tutto, ad amare se stessi.

“Oggi la parola che amo di più è ‘rispetto’”, scrive l’autrice nell’epilogo, “ed è più forte dell’amore, ed è ciò che dopo trent’anni mi tiene legata a colui che ho rispettato in nome dell’amore.”

Questa frase, così semplice e insieme così radicale, potrebbe essere la sintesi di tutto il libro. Perché il rispetto, a differenza dell’amore inteso come fusione, è una scelta consapevole. È un limite che si pone. È una dignità che non si calpesta. È la condizione, forse, per un amore che non distrugga più.

Non so se esista una guarigione totale dalle ferite che questo libro racconta. Ma so che esiste la trasformazione. E so che quando un’esperienza così intima e dolorosa viene lavorata fino a diventare scrittura, fino a diventare dono per gli altri, allora il male ha smesso di essere l’ultima parola.

Per questo Narciso. Il tormento dell’anima non è solo un libro. È un atto di giustizia poetica verso se stesse e verso tutte quelle che non hanno ancora trovato il modo di dire ciò che hanno vissuto. È una mappa per chi è ancora nel tunnel. È una carezza per chi ne è appena uscita, stordita dalla luce. Ed è, per chiunque lo legga, l’occasione rara di incontrare una verità che non giudica, non condanna, ma semplicemente – potentemente – riconosce.

Chiuderlo non è come chiudere un romanzo. È come uscire da una stanza in cui si è stati finalmente ascoltati. E portarsi dentro, per sempre, quella voce che dice: non sei stata tu a sbagliare. Sei stata tu a credere. E quel coraggio, oggi, è la tua forza più grande. L’Editore, Salvatore Monetti

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La Casa Editrice Monetti Editore si distingue per la sua costante e qualificata partecipazione a fiere del libro di grande prestigio, come il Salone Internazionale del Libro di Torino, la Frankfurter Buchmesse di Francoforte, il Festival del Libro di Napoli, Casa Sanremo Writers, "Libro Aperto” Festival della Letteratura - Baronissi (SA), consolidando così la propria presenza nel panorama editoriale nazionale e internazionale.

 

TRIONFO ASSOLUTO PER PINO SOZIO: È LUI IL VINCITORE DEL PRIMO POSTO A CASA SANREMO WRITERS 2026. 

La Monetti Editore celebra il suo CAMPIONE e lo strepitoso successo del tris d'oro: 

Francesca De Sio, Mary Mulazzani, Lucia Nardi.

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