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POESIA

COME LUNA E SOLE NELLA DANZA DELL’AMORE ISBN 9791281043862 NewCondition 12.00
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COME LUNA E SOLE NELLA DANZA DELL’AMORE FORMATO 15X21 NewCondition 12.00
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Queste non
sono semplici poesie. Sono battiti del cuore trasformati in parole. Sono
sospiri e ferite vive che trovano voce sulla pagina. Entrare in questo libro
significa varcare la soglia di un mondo emotivo intenso, dove l’amore non è mai
una cosa sola: è un vortice di desiderio, fusione, assenza, nostalgia e
speranza. È una solitudine che diventa il nostro stesso paesaggio interiore.



Si comincia con
un’immagine potente: la danza della luna e del sole. È il nucleo di tutto. Un
amore fatto di un eterno avvicinarsi, di una vicinanza carica di attesa. Un
amore in cui il vero contatto è sempre un passo indietro, eppure si sente
potentemente nello sguardo, nel ricordo di una pelle, nel desiderio delle mani.
È l’annuncio di un legame che vive nella tensione tra due corpi che quasi si
fondono. Da qui parte un viaggio nell’amore “altrove”. L’“altra” è una figura
umanissima, in bilico tra la necessità di nascondersi e il desiderio di
esistere. La sua voce racconta di un affetto che è “dolce schiavitù”, di attimi
rubati che “valgono una vita intera”, ma anche della fatica di “stare nell’ombra”,
di sentirsi “invisibile” o “solo uno spam” nel mondo reale.



Questa raccolta
è il diario di una resistenza emotiva. Di fronte al dolore che “non ha rimedio”,
la voce poetica non si arrende. Oppone una speranza testarda, le distrazioni,
il sogno ad occhi aperti di mondi paralleli senza limiti. C’è una lotta per
trasformare la mancanza in presenza, anche se illusoria: “
ascolto il mio respiro, fingendo sia il suo”. È la poesia come atto
di sopravvivenza, l’”unica cura” per un cuore ferito.



Emerge, forte,
il tema della solitudine come casa. Una solitudine che non è solo assenza dell’altro,
ma spaesamento di sé: “
l’anima mia è inquieta,
/ odia la sua stessa carne
”. È la solitudine di chi si sente “orfana” dei
propri affetti. Eppure, in una verità folgorante, questa condizione si
capovolge: “
Ora che non ho niente… ho
tutto il mondo tra le mani
”. Nella nudità più totale si scopre una forma
paradossale di libertà.



Le poesie sono
piene di immagini di una bellezza palpabile e quotidiana: la “rugiada che bacia
la pelle”, la “nebbia dei ricordi”, la “pioggia di settembre” che lava l’angoscia.
Sono lampi che rendono l’emozione tangibile. E poi i luoghi – una veranda, una
spiaggia nera – che diventano scenografie dei nostri stati d’animo.



Ma al centro
di tutto c’è il corpo. È attraverso il corpo che questo amore si vive e si
soffre: “Sei carne, sangue e poesia”. Mani, respiri, battiti del cuore, sapori
e odori. È un amore carnale, fatto di pelle e di sguardi. Eppure, è anche un
riconoscimento immediato dell’anima: “io mi ricordavo di te, senza conoscerti…
sapevo che ci saremmo toccati l’anima”.



Leggere queste
poesie è come ascoltare un confesso notturno, sussurrato tra le lacrime e un
sorriso. È l’ammissione di una fragilità che non si vergogna di essere “gelosa,
possessiva, ossessiva”, ma che teme, più di tutto, di essere “insopportabile”. È
un canto che conosce la propria “ingenuità”, ma che non smette di credere nella
“magia” di quegli istanti in cui “due emisferi opposti” suonano “all’unisono”.



Il cerchio si
chiude tornando alla metafora cosmica, ma con una nuova, dolce-amara
consapevolezza: “io resto qui e tu, / anima mia, sei il ricordo / di una dolce
poesia”. La danza continua, ma con la coscienza della distanza. Eppure, in quel
ricordo, nella promessa di non amare mai nessun altro, risiede la bellezza
indomabile e tragica di questo sentire.



Queste pagine
non offrono un lieto fine. Offrono verità. Sono una mappa del cuore umano
quando ama in condizioni estreme, quando l’amore è gioia e dolore indivisibili,
l’unico faro nella notte. Sono un testamento della forza fragile della speranza
e del potere della poesia di dare una casa anche alle emozioni più scomode. Preparatevi.
L'inchiostro su questa pagina è solo il tramite. La vera poesia accadrà dentro
di voi. Non entrate per leggere. Entrate per
essere trafitti.

                                                                    Salvatore
Monetti








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Monetti Editore promuove la cultura dando voce ad autrici e autori che esplorano le profondità dell'animo umano e le complessità del nostro tempo, offrendo uno spazio editoriale a nuove idee, emozioni e riflessioni sociali.

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LIBRO DELLA SETTIMANA

NARCISO  IL TORMENTO DELL’ANIMA

 

di PATRIZIA MARIA MACARIO

Esistono libri che si leggono. Esistono libri che si studiano. E poi esistono quei rari libri che, pagina dopo pagina, ti attraversano. Ti entrano nelle ossa, si insinuano nei silenzi che credevi di aver dimenticato e, senza clamore, ti restituiscono una verità che forse avevi smesso di cercare.

Narciso. Il tormento dell’anima è uno di questi.

Ho tra le mani un’opera che non teme di guardare il male negli occhi, e lo fa con la precisione chirurgica di chi il male lo ha subito, analizzato, smontato pezzo dopo pezzo per poterne infine parlare senza essere più posseduta. Non è un trattato di psicologia, sebbene la lucidità analitica ne percorra ogni pagina. Non è una memoria intima, sebbene la voce che lo abita sia così autentica da sembrare, a tratti, un monologo interiore che il lettore fa proprio senza accorgersene. È piuttosto un’opera di frontiera: il racconto di una sopravvivenza che diventa, con pazienza artigianale, strumento di conoscenza.

L’autrice compie un’operazione letteraria e umana insieme. Ci conduce dentro il meccanismo perfetto e perverso del narcisismo patologico – la maschera di affabilità, il corteggiamento come trappola, la lenta e inesorabile riscrittura della realtà – ma non si limita a descrivere il carnefice. Il suo sguardo, e qui sta la cifra più alta di questa scrittura, si posa con altrettanta onestà sulla vittima. Su di sé. Sulla parte di sé che ha scambiato la dipendenza per amore, la paura per passione, l’annullamento per dedizione.

Leggendo, ho pensato a quanto sia difficile raccontare il dolore senza autocommiserazione, e quanto sia ancora più difficile farlo con la chiarezza di chi ha dovuto attraversare il buio più volte prima di imparare a riconoscerne i segnali d’ingresso. Questo libro è il frutto di quel lungo apprendistato. Non c’è ingenuità in queste pagine, e non c’è nemmeno cinismo. C’è la sapienza amara e dolcissima di chi ha smesso di chiedersi “perché a me” per cominciare a chiedersi “cosa posso imparare perché non accada più”.

E poi, a un certo punto, accade qualcosa di inaspettato. La scrittura cambia registro. Il respiro si allarga. Dopo il racconto del tormento, dopo la cronaca minuziosa delle relazioni che consumano, emerge una figura nuova: la Nemesi.

Non la dea della vendetta, badiamo bene. Non c’è, in queste pagine, il facile conforto della rivalsa. La Nemesi che nasce dal silenzio e dalla pratica paziente di sé è altra cosa. È la donna che ha smesso di attendere salvezza perché ha imparato a essere, lei stessa, la propria salvezza. È la voce che non chiede più, non supplica più, non si dissolve più nell’altro perché ha ricomposto, frammento dopo frammento, il proprio centro.

Da scrittore, sono rimasto colpito dalla struttura stessa del libro, che procede per cerchi concentrici: ogni capitolo sembra riportare la protagonista allo stesso punto di partenza, ma ogni volta con una consapevolezza più alta. È una forma che ricorda il percorso terapeutico più autentico, quello che non procede in linea retta ma a spirale, dove ogni ritorno al dolore è in realtà un superamento. E la scrittura si fa specchio fedele di questo movimento: intensa, sincera, capace di reggere il peso della ripetizione senza mai cadere nella retorica.

C’è un passaggio, in particolare, che mi ha fermato. L’autrice scrive: “Mi ero convinta che amarlo significasse sopportare, giustificare, restare. E in questo inganno sottile avevo scambiato la sottomissione per dedizione, la paura per passione, il dolore per profondità.”

Queste parole sono il cuore di ogni relazione tossica. E metterle sulla pagina con questa nudità, senza schermi, senza l’alibi della letteratura, è un atto di coraggio che merita il massimo rispetto. Perché non si scrive così senza aver pagato un prezzo. Non si scrive così senza aver toccato il fondo e aver deciso, comunque, di risalire.

Ma questo libro non è solo per chi ha vissuto l’inferno del narcisismo patologico. È per chiunque abbia amato qualcuno che non sapeva amare. Per chi si sia mai chiesto, in una relazione, se fosse giusto sentirsi così poco. Per chi abbia scambiato il dolore per intensità e la sofferenza per prova d’amore. E, credo, anche per gli uomini che non hanno mai avuto il coraggio di guardare in faccia il meccanismo di cui sono stati, talvolta inconsapevolmente, artefici.

L’autrice non offre ricette. Non promette guarigioni facili. Non si erge a maestra di nulla se non della propria esperienza, attraversata con una tenacia e una lucidità che fanno di questo libro non solo un atto letterario ma un gesto politico nel senso più alto: restituire linguaggio a ciò che tace, nome a ciò che confonde, forma a ciò che distrugge.

E poi, alla fine, dopo il viaggio nel buio, dopo le cadute e le risalite, dopo il diario e la solitudine e la faticosa ricostruzione di sé, c’è l’amore. Non l’amore che chiede, non quello che si annulla, non quello che si accontenta di briciole. Un amore diverso, conquistato, finalmente scevro dal bisogno. Un amore che può esistere solo dopo aver imparato, prima di tutto, ad amare se stessi.

“Oggi la parola che amo di più è ‘rispetto’”, scrive l’autrice nell’epilogo, “ed è più forte dell’amore, ed è ciò che dopo trent’anni mi tiene legata a colui che ho rispettato in nome dell’amore.”

Questa frase, così semplice e insieme così radicale, potrebbe essere la sintesi di tutto il libro. Perché il rispetto, a differenza dell’amore inteso come fusione, è una scelta consapevole. È un limite che si pone. È una dignità che non si calpesta. È la condizione, forse, per un amore che non distrugga più.

Non so se esista una guarigione totale dalle ferite che questo libro racconta. Ma so che esiste la trasformazione. E so che quando un’esperienza così intima e dolorosa viene lavorata fino a diventare scrittura, fino a diventare dono per gli altri, allora il male ha smesso di essere l’ultima parola.

Per questo Narciso. Il tormento dell’anima non è solo un libro. È un atto di giustizia poetica verso se stesse e verso tutte quelle che non hanno ancora trovato il modo di dire ciò che hanno vissuto. È una mappa per chi è ancora nel tunnel. È una carezza per chi ne è appena uscita, stordita dalla luce. Ed è, per chiunque lo legga, l’occasione rara di incontrare una verità che non giudica, non condanna, ma semplicemente – potentemente – riconosce.

Chiuderlo non è come chiudere un romanzo. È come uscire da una stanza in cui si è stati finalmente ascoltati. E portarsi dentro, per sempre, quella voce che dice: non sei stata tu a sbagliare. Sei stata tu a credere. E quel coraggio, oggi, è la tua forza più grande. L’Editore, Salvatore Monetti

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La Casa Editrice Monetti Editore si distingue per la sua costante e qualificata partecipazione a fiere del libro di grande prestigio, come il Salone Internazionale del Libro di Torino, la Frankfurter Buchmesse di Francoforte, il Festival del Libro di Napoli, Casa Sanremo Writers, "Libro Aperto” Festival della Letteratura - Baronissi (SA), consolidando così la propria presenza nel panorama editoriale nazionale e internazionale.

 

TRIONFO ASSOLUTO PER PINO SOZIO: È LUI IL VINCITORE DEL PRIMO POSTO A CASA SANREMO WRITERS 2026. 

La Monetti Editore celebra il suo CAMPIONE e lo strepitoso successo del tris d'oro: 

Francesca De Sio, Mary Mulazzani, Lucia Nardi.

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